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SAVONA

Savona. L’omicidio del Prolungamento a mare e il tema della sicurezza

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L’omicidio di Yassine Mirinioui, il trentasettenne nordafricano ucciso con una coltellata al ventre da un italiano di cinquantadue anni nella spiaggia libera del Prolungamento a mare di Savona per questioni ancora da accertare (ma dalle prime indiscrezioni si tratterebbe di futili motivi relativi ad un collocazione piuttosto che un’altra in riva al mare…), ha, insieme ad altri episodi capitati di aggressioni all’arma bianca, fatto emergere con ancora più virulenza il tema della sicurezza nelle città.

Fenomeni politici come il “vannaccismo” sono ispirati da una doppia tensione emotiva che viene indotta in coloro che legano i problemi sociali a questioni prettamente razziali o etniche che dir si voglia: il disagio economico e, per l’appunto, l’aspetto securitario. Nel caso in questione, l’estrema destra post o neofascista che sia ha poco da sbraitare, visto che la vittima è un cittadino marocchino, mentre il presunto assassino è della stessa nostra nazionalità. Ma ogni volta che un’aggressione è a parti inverse, si antepone a quello della sicurezza (che viene preso a pretesto), il problema dell’origine del reo.

Giornali e siti internettiani si domandano cosa si possa fare in merito e quale ruolo possano avere le amministrazioni locali. Non sono domande banali, ma di fronte al più complesso quadro nazionale, in cui tiene banco un’economia di guerra che impoverisce sempre più e aumenta il senso di incertezza verso il futuro, è evidente che i Comuni possono nella loro azione preventiva arrivare fino ad un certo punto: questo è un tema su cui deve intervenire il governo, il ministero dell’Interno.

Mette un po’ i brividi anche riconoscerlo, visto che la cifra degli interventi quando arriva dalle destre-destre è sempre e soltanto in odore di stretta repressiva e mai preventiva o di recupero delle condizioni che hanno prodotto certe situazioni allarmanti. Savona, in sé e per sé, non è una città “insicura”: episodi con tragici risvolti come quello che ha portato alla morte di Yassine Mirinioui sono, per fortuna, appunto tali e tali rimangono. Ma non va sottovalutato il problema di una crescente forma di reazione violenta e fatale nel momento in cui sorge una lite, un contrasto.

Nel corso dei ultimi decenni si è diseducata più di una generazione nei confronti del rispetto reciproco, della considerazione dell’altrui diritto come parte importante per il rispetto del proprio diritto. Si è prodotta una involuzione del concetto di libertà personale tradotto come un poter fare tutto quello che pare senza dover rendere conto ad un’etica più generale, ad un diritto positivo, alla comunità in cui si vive. Compreso un ambito familiare che viene tanto invocato dalle destre come sacro e che viene così trascurato nel momento in cui c’è da investire sui servizi sociali e invece si comperano droni, bombe, carri armati.

La questione dell’aumento dell’insicurezza è legata all’impoverimento multistrato in cui versiamo da tempo: una incedente povertà materiale su cui si innestano povertà culturale e civile. Quindi anche morale. Il decadimento scolastico, tanto strutturale quanto contenutistico, è una delle prove di questa mancata considerazione dei valori più importanti per una società e dell’averli sostituiti con azioni pratiche, dirette affidate all’istinto, all’immediatezza delle vendetta piuttosto che alle regole della giustizia. Il “vannaccismo”, che è destra della destra, raccoglitore di quella parte di elettorato deluso tanto dal leghismo quanto dal melonismo istituzionalizzato, punta proprio su questi istinti.

Riportare ogni problema entro il suo contesto, analizzarlo e discernerlo fino dove è nato ed è poi clamorosamente esploso è un compito di un giornalismo che deve continuare a fare cronaca ma che deve suggerire anche un differente approccio alle questioni che ci riguardano. Invece, oggi, è più facile creare un Vannacci di turno, sospinto nell’agone politico da chi sente il bisogno di un nuovo soggetto politico estremo e destabilizzante per poter continuare a mantenere torbido ed inquinare l’insieme delle istituzioni democratiche, piuttosto che ristabilire il confronto, anche aspro, tra le posizioni  campo.

Vannacci, Salvini, Meloni, fondamentalmente hanno puntato e punteranno ancora a dimostrare che il pericolo sono i più deboli e i fragili, i disperati che attraversano il mare con le carrette e i barchini. Da loro viene la minaccia alla sicurezza: mica dalle guerre che ci impoveriscono, dalle economie che sono piegate alla volontà del Moloch del riarmo a tutto spiano… Molto più semplice far credere che il nemico è chi ci sta accanto, piuttosto che colui (o colei…) che ci stanno sopra e ci governano nel nome non della giustizia sociale e della Costituzione, ma del profitto, del privato, della guerra futuristicamente intesa come sola “igiene del mondo”.

Un bel passo indietro per non farne, appunto, nessuno avanti.

MARCO SFERINI

7 luglio 2026

foto: elaborazione propria

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