IMPERIA
Welfare non Warfare: tra guerra e lotta di classe
«C’è una lotta di classe, in corso, ed è la mia classe, quella dei ricchi, che la sta facendo, e noi la stiamo vincendo». Diceva poco tempo fa Warren Buffett, l’imprenditore statunitense noto come “l’Oracolo di Omaha”.
Le generazioni successive alla caduta del muro, di cui faccio parte, erano state educate a considerare la lotta di classe come una favoletta posticcia, un retaggio del passato sepolto dalla presunta “fine della storia”. A metà del 2026 invece, lo scontro tra i grandi patrimoni e il resto della popolazione è tornato ad essere una realtà indiscutibile, radicata nella struttura stessa del sistema neoliberale.
Questo conflitto trova le sue radici nelle necessità strutturali di un sistema economico ossessionato dalla massimizzazione del profitto attraverso l’abbattimento dei costi. Una dinamica che si traduce quotidianamente in tagli ai salari reali, precarizzazione sistematica della manodopera e un progressivo sgravio fiscale sui grandi patrimoni.
L’effetto immediato è lo smantellamento programmato dello Stato Sociale: sanità, istruzione e investimenti pubblici per la casa vengono sacrificati, distruggendo l’unico sostegno fondamentale per chi vive del proprio lavoro e per chi non riesce più ad arrivare alla fine del mese con il proprio stipendio.
A questo scenario si aggiungono i rapidi sviluppi dell’automazione e dell’intelligenza artificiale: anziché tradursi in una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, i massicci guadagni di produttività vengono interamente privatizzati dalle grandi multinazionali tecnologiche, allargando ulteriormente il divario.
I dati parlano chiaro: l’1% più ricco della popolazione mondiale ha accumulato la metà della ricchezza globale. In Italia, per appartenere a questa cerchia ristretta, si stima sia necessario un patrimonio netto superiore ai 2 milioni di euro. Una distanza siderale rispetto alla realtà quotidiana del restante 99%, la cui capacità di risparmio è costantemente erosa dal costo della vita.
La situazione internazionale, sempre più incandescente e bellicosa, aggrava ulteriormente queste asimmetrie. Le attuali politiche di riarmo segnano una profonda vittoria culturale dei grandi capitali: lo Stato e il settore pubblico non sono più percepiti come strumenti di emancipazione e ridistribuzione, ma come un “fondo per la guerra”.
L’esempio del “ReArm Europe” è emblematico: presentato come un piano per la difesa comune europea, si rivela piuttosto un affare d’oro per le lobby delle armi, incluse quelle statunitensi. Andremo ad acquistare armamenti da fornitori esterni che avranno persino il potere logistico e tecnologico di condizionare l’uso dei mezzi o negare i pezzi di ricambio a loro piacimento, minando la nostra stessa sovranità.
Dobbiamo riprenderci il futuro.
Noi, il 99%, abbiamo il dovere di riprenderci ciò che ci spetta. Abbiamo generato il benessere di pochi con il nostro lavoro, ricevendo in cambio condizioni di vita sempre più soffocanti. Per decenni ci hanno convinto a lottare contro chi sta peggio di noi, additando l’immigrato che raccoglie i pomodori per pochi euro come il “ladro di lavoro”.
La verità è un’altra: la qualità della vita è crollata perché le istituzioni hanno smesso di farsi carico del proprio popolo, perché ci hanno convinto che tassare i super-ricchi facesse male allo sviluppo e perché le rendite finanziarie e patrimoniali sono tassate con aliquote inferiori rispetto al lavoro dipendente. È l’esatto capovolgimento del principio costituzionale della progressività fiscale.
Per questo abbiamo depositato la proposta di legge di iniziativa popolare “Unpercentoequo”. Vogliamo introdurre una tassazione giusta e progressiva sui grandissimi patrimoni, per restituire ossigeno ai servizi pubblici, alla sanità e ai salari. Il nostro obiettivo è riequilibrare una lotta che vede il 99% schiacciato da un 1% sempre più ingordo, capace di lucrare persino sui conflitti bellici.
FRANCESCO MAMBERTO
Segretario Rifondazione Comunista – Circolo di Imperia
JACOPO CLAUDIO SIFFREDI
Segreteria regionale Rifondazione Comunista – Liguria
Responsabile regionale scuola e università
Imperia, 9 giugno 2026
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