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DIRITTI

Albenga, minacce e odio sui social: annullato il corteo per Fakir

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Pubblichiamo la notizia dell’annullamento della manifestazione-corteo indetta per domenica 26 luglio per protestare contro gli abusi delle forze di polizia e, nello specifico, per la morte di Abderrahim Fakir che tanto giusto scalpore ha destato nel Paese.

La nostra solidarietà ad Ester Bozzano per i vergognosi attacchi che le sono piovuti addosso in quei vomitatoi di odio di massa che sono divenuti i social. Non scriviamo più risposte o post di risposta agli odiatori seriali, a quelli che vengono giustamente definiti “leoni da tastiera”, se non quando leggiamo delle abominevolità veramente negativamente eccelse.

Questo è uno di quei casi: gli insulti e le aperte minacce che un bel po’ di xenofobi e razzisti di ogni tipo, decorticati mentali e sostenitori quindi della peggiore destra neofascista dell’oggi esprimono sotto la pubblicazione del volantino che invita alla manifestazione di domenica 26 luglio per protestare contro l’assassinio di Abderrahim Fakir lasciano indignati più che interdetti.

Da tempo la società italiana si è avviata, in un contesto ovviamente globale, in un percorso di analfabetismo di ritorno per quanto concerne la propria storia e, nello specifico dell’oggi, delle ragioni che determinano le problematiche sociali, civili e anche morali del presente.

Si esprime un “sostegno incondizionato” alle forze dell’ordine, senza se, senza ma. Sostegno incondizionato anche no. Sostegno sì alle forze dell’ordine che non agiscono come nel caso di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi e, per ultimo, di Fakir. Sostegno a quelle forze dell’ordine che agiscono nello spirito democratico della Repubblica, vi si uniformano così come prevede la Costituzione.

Per chi ti lascia legato polsi e gambe mentre i sanitari tardivamente fanno un massaggio cardiaco ormai praticamente inutile, bisogna esprimere solidarietà? Chi scrive che «se uno non vuole morire durante un arresto, allora non deve farsi arresta», tralascia – oltre all’intelligenza – il fatto che se uno di noi un giorno per puro caso si trovasse in uno stato di agitazione tale come Fakir, allora meriterebbe di morire?

Ci si domanda, così, come mai la regressione culturale di questa nostra società sia così avanzata. Poi la risposta riusciamo a trovarla valutando il fatto che si investe sempre meno nella cultura, sempre più in armi e in un finto benessere che è una corsa rampantista al primeggiare seguendo bisogni fittizi ed effimeri.

Poi quando serve riflettere sul valore della vita, i risultati sono questi: mancanza di empatia, voglia di risolvere le problematiche badando solo alla superficie dei problemi e non cercando di comprendere tutta la complessità della nostra società, della nostra esistenza.

Comprendiamo la scelta di Sinistra Ingauna e ci auguriamo che presto si possa fare una manifestazione unitaria, di tutte le forze, i comitati, i sindacati e le associazioni democratiche, antiautoritarie, antifasciste, democratiche e progressiste per ribadire come anche la seconda città della provincia rientri in quel contesto di costituzionalità piena, di riaffermazione dei valori dati al Paese dal partigianato, dalla lotta per la Liberazione dai regimi autoritari e criminali a cui oggi alcune forze politiche si ispirano portando avanti politiche di disprezzo delle minoranze, di odio, di pregiudizio, di stigmatizzazione delle differenze.

Tanto più oggi, che è il 25 luglio, anniversario della caduta del regime fascista in Italia, valgono queste considerazioni.

RED.

25 luglio 2026


Albenga, Sinistra Ingauna annulla la manifestazione dopo le polemiche: “Il vero scopo è stato travisato”

Non si terrà la manifestazione annunciata per domenica 26 luglio ad Albenga dopo la morte di Abderrahim Fakir a Bologna. Ad annunciarne l’annullamento è Sinistra Ingauna, che interviene dopo le polemiche esplose nelle ultime ore attorno alla locandina diffusa sui social per promuovere l’iniziativa.

Il manifesto, che accostava un’immagine relativa alla morte di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova del 2001 a quella di Fakir, il 42enne marocchino morto dopo un fermo della polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, riportava la frase “Chi chiami quando la polizia uccide?”. Un messaggio che aveva provocato dure reazioni politiche, in particolare da Fratelli d’Italia e Lega, oltre alla distanza presa dal Comune.

Dopo le contestazioni, Sinistra Ingauna torna quindi sulla vicenda partendo dal clima che, secondo il gruppo, si sarebbe creato attorno al caso per lo più online. “I social non sono la nostra città: diciamo ‘no’ all’odio, al razzismo e alla disumanizzazione – rimarcano innanzitutto dal gruppo organizzatore – Leggere i commenti comparsi negli ultimi giorni sotto i post pubblici sui social network riguardo alla vicenda di Fakir lascia un senso di profonda amarezza. Troppe parole d’odio, troppa rabbia ingiustificata, troppi insulti rivolti a chi è diverso o si trova in una condizione di fragilità”.

Il gruppo respinge quindi l’idea che quanto emerso sul web possa rappresentare Albenga nel suo complesso, pur manifestando preoccupazione per i toni assunti dal dibattito.

“Come Sinistra Ingauna non possiamo e non vogliamo far finta di nulla – continuano – Rifiutiamo con forza l’idea che Albenga sia una città razzista, ma non possiamo ignorare che tra le pieghe del web sta emergendo un preoccupante crollo di coscienza collettiva. Quando si perde l’empatia e si arriva a disumanizzare l’altro, si ferisce l’intera comunità”.

Sinistra Ingauna chiarisce poi quale, nelle intenzioni degli organizzatori, avrebbe dovuto essere il significato della mobilitazione: “In piazza chiedevamo di andare per la dignità, non per la violenza. La manifestazione di questa domenica voleva essere una risposta civile e solidale a chi semina odio e violenza”.

Nella nota viene quindi richiamato anche uno dei principi fondamentali della Carta costituzionale. “L’articolo 3 della Costituzione italiana sancisce il principio di uguaglianza formale e sostanziale – ricordano – stabilendo che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e che lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto l’uguaglianza”.

Infine, la decisione di fare un passo indietro e annullare il corteo, motivata proprio con le reazioni politiche e social seguite alla diffusione della locandina. “Vista la mobilitazione social che ha visto sia le amministrazioni che i partiti di destra travisare il vero scopo della manifestazione, cadendo nella trappola di affidarsi alla pancia di un titolo, la stessa verrà annullata”, concludono.

da Savona News.it

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